Il mondo nell'era terziaria
È quindi necessario fare ancora una volta appello al meccanismo della deriva dei continenti, eredità del Secondario. Gli oceani si allargano progressivamente: le piattaforme oceaniche ricoperte di sedimenti marini del Terziario sono le più numerose (due terzi). I continenti conquistano gradualmente le loro posizioni attuali e gli oceani assumono una configurazione che ci è familiare (per esempio, l’Atlantico settentrionale). L’Australia e l’Antartico si separano definitivamente. La collisione fra il blocco asiatico e l’India provoca la formazione delle catene himalaiane. Per contro, e a testimonianza dell’acquisizione di una certa stabilità, appaiono ponti continentali, come quello che assicura la congiunzione delle due Americhe (Panamá).
Nella Tetide, l’alternarsi di separazioni e di congiungimenti dei blocchi conduce all’evoluzione finale dei campi geosinclinali secondari: i moti di congiungimento provocano violente compressioni e sono responsabili delle più spettacolari deformazioni del sistema alpino: i corrugamenti e i sovrascorrimenti.
Nel corso del Terziario prosegue la ridistribuzione delle masse erciniche e le strutture alpine acquistano l’aspetto attuale: Atlante, cordigliere Betiche, Alpi, Appennini, Carpazi, Balcani, Alpi albanesi, catene dell’Asia minore, Iran, Birmania, Indonesia, catene insulari del Pacifico, senza dimenticare i Pirenei, il Caucaso e l’Himalaia.
Se l’Eocene sembra essere più semplicemente un’epoca nel corso della quale proseguono i meccanismi secondari, l’Oligocene e il Miocene sono periodi di profonda crisi orogenetica (relativa all’orogenesi), caratterizzati dalla frattura o dalla compressione di vaste zone, dalla comparsa e stabilizzazione di nuove unità e dallo sviluppo del vulcanismo. Più tardi, verso la fine del Pliocene, si verifica un’ultima e profonda modificazione della configurazione delle catene recentemente formate: grandi sprofondamenti danno origine al Mediterraneo.